Fisica - dispense
I cicli termodinamici

 
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Per secoli l'uomo ebbe a disposizione come fonte di energia meccanica (cioè in pratica per muovere qualcosa) i soli muscoli, suoi o di qualche animale.
Se si voleva sollevare acqua da un pozzo occorreva che qualcuno come minimo facesse girare una ruota a forza di braccia.
Poi si riuscì a sfruttare in qualche modo i fluidi in movimento (mulini a vento o mulini ad acqua).
Fu un buon passo avanti ma il limite era dovuto alla disponibilità del fluido in movimento ... (posso anche pensare di saper costruire un mulino ad acqua, ma in un deserto non mi serve a nulla).La vera "rivoluzione" che cambiò la vita dell'uomo fu il riuscire a trasformare l'energia termica, il "calore" del fuoco, in energia meccanica. Il "come" venne in mente ad un certo Denis Papin, intorno alla fine del '600 ... Papin inventò la "pentola a pressione" (lui la chiamò "digesteur" .. "digestore", perché permetteva di far bollire il cibo a temperature più alte dei 100°C che si possono ottenere in acqua a pressione ambiente e quindi rendere commestibili anche cibi che con le pentole normali non si riuscivano a cuocere) e dall'osservazione che il vapore prodotto in questa pentola aumentava di pressione venne (sempre a Papin) l'idea di sfruttare la cosa per far muovere un pistone, inventando di fatto una prima "macchina a vapore" (la macchina di Papin era un cilindro con un pistone - si metteva acqua nel cilindro e si scaldava sino ad ebollizione - la pressione prodotta dal vapore faceva salire il pistone. Si lasciava poi raffreddare il cilindro e quindi il pistone scendeva ... il sistema era decisamente poco  pratico, la macchina di Papin riusciva a fare solo UN ciclo al minuto,  ma fu il primo esempio di movimento meccanico ottenuto in qualche modo grazie all'energia termica).
Tutti i motori che sfruttano in qualche modo il fatto di "scaldare" qualcosa utilizzano ancora oggi questo principio: una fonte di calore scalda un fluido che quindi aumenta di volume (e/o di pressione, ricordate PV=nRT ?- se aumenta T in qualche modo devono aumentare P o V o tutti e due) "spostando" qualcosa .. o un pistone in un cilindro, o direttamente facendo ruotare le pale do una turbina (siamo tornati al mulino a vento, con la differenza però che il "vento" lo produciamo con l'aumento di temperatura di un gas che si espande e quindi non dipendiamo più dalla natura).
Storicamente l'invenzione della prima macchina a vapore "efficace" è attribuita a James Watt.
Nella macchina di Watt il pistone viene spinto in una direzione e nell'altra sempre dal vapore, che tramite due valvole una volta riempie il cilindro da una parte e una volta dall'altra - quando una valvola fa entrare il vapore ad es. sul lato destro del cilindro, un'altra valvola lo fa uscire dal lato sinistro e così via.
Questa macchina fu utilizzata per "motorizzare" i treni e le prime automobili.

Il ciclo termodinamico e la macchina di Carnot

Il CICLO TERMODINAMICO è un insieme di trasformazioni termodinamiche (riscaldamento, espansione, compressione, raffreddamento ...) una di seguito all'altra che fanno variare lo stato di un sistema in modo vario sino a riportarlo allo stato iniziale.
Il ciclo termodinamico si rappresenta su un piano cartesiano che ha per ascisse (le X) il VOLUME e per ordinate (le Y) la PRESSIONE. Questo sistema di coordinate si chiama PIANO DI CLAPEYRON.
Ad esempio, per la macchina a vapore che abbiamo visto prima, il ciclo termodinamico si rappresenterebbe come nella figura a lato.
Cominciando dal punto 1 troviamo il tratto 1-2, nel diagramma è una linea parallela all'asse V (cioè non varia la pressione - sappiamo già che pressione costante si dice ISOBARA).
Nella macchina a vapore corrisponde alla fase in cui viene surriscaldato il liquido che da liquido diventa vapore - non varia la pressione ma cambia il volume.
Nella fase 2-3 il vapore si espande o spingendo il pistone o facendo girare una turbina.
Secondo la nostra legge PV=nRT in questa fase perdiamo P e guadagniamo V, senza scambiare calore con l'esterno (quando non scambiamo calore con l'esterno diciamo che la trasformazione è ADIABATICA - questo può accadere o perché il nostro sistema è isolato o perché la trasformazione avviene in tempi molto rapidi e non c'è il tempo per disperdere calore).
Nella fase 3-4 (nel digramma è di nuovo parallela all'asse V e quindi è ancora ISOBARA) il vapore si raffredda all'interno di un condensatore (qui cede calore all'ambiente) e torna liquido.
Nella fase 4-1 che chiude il ciclo il nostro liquido viene pompato dentro la caldaia ad alta pressione ma non aumenta di volume (è liquido, che è una fase caratterizzata da volume costante - e infatti la linea è parallela all'asse P)
Se in un cilindro un gas si espande e sposta un pistone, il lavoro che questo gas compie è, per come avevamo definito il lavoro Fxh (cioè forza per spostamento del pistone).
Ora dobbiamo fermarci un attimo e fare un piccolo ragionamento ... io lo definisco "dimensionale".
Il volume del cilindro è S (superficie della base) x h (altezza) - la forza che agisce sul pistone è ancora F = P x S (Forza = Pressione x Superficie della base, che è anche quella del pistone).
Quindi supponendo per prima approssimazione che la pressione non vari durante un piccolo spostamento avremmo che il lavoro è L=PxSxh ma siccome Sxh è il volume V abbiamo che L = PxV.
Questo non è vero però, perché mentre il volume aumenta la pressione diminuisce, ma è vero per un piccolissimo spostamento del pistone.

Ragionando sul nostro diagramma (ecco a cosa serve !!!) vediamo che PxΔV è il prodotto delle due variabili, cioè (se facciamo ad esempio aumentare il volume a P costante, che è quello che abbiamo ipotizzato un attimo fa) è l'area del rettangolo che ha per lati ΔV e P (variazione di volume x pressione).
Vediamo quindi i possibili casi:


  • Nella fase 1-2 cioè quella di espansione dovuta al riscaldamento il lavoro è semplicemente il prodotto della variazione di volume per la pressione (costante) - l'area è un rettangolo
  • Nella fase 2-3 il lavoro è dato dal movimento del pistone - il volume aumenta ma diminuisce la pressione - nella figura la cosa è rappresentata come se fosse "lineare" e in quel caso l'area sarebbe quella di un trapezio.
  • Nella fase 3-4 è il mio sistema che cede calore all'esterno e quindi "perde" lavoro restituendo calore - anche qui l'area è un rettangolo
  • Nella fase 4-1 non c'è variazione di volume e quindi, per come lo abbiamo definito, il lavoro sarà zero.

Se facciamo le somme delle aree con lavoro positivo (rosse) meno quelle con il lavoro negativo (blu) otteniamo di fatto che il lavoro compiuto durante un ciclo termodinamico è uguale all'area racchiusa dalla linea che lo rappresenta.
Il bello è che questo risultato vale anche quando la forma del mio diagramma è più complicata, e questo diventa un ottimo motivo per imparare ad utilizzare questi diagrammi.

Un particolare ciclo termodinamico è il CICLO DI CARNOT. Questo è un ciclo TEORICO riferito ad un gas che viene compresso e poi espanso in un cilindro, scambiando calore con l'esterno solo tramite il fondo del cilindro mentre il resto della macchina è perfettamente isolata.
Questo ciclo si dimostra esser quello con il maggior rendimento possibile e quindi viene preso a riferimento per il rendimento delle macchine termodinamiche reali.
Il rendimento di una macchina termodinamica è il rapporto tra il lavoro utile che la macchina compie e il calore che assorbe.
Nel caso del ciclo di Carnot abbiamo (non impariamole a memoria, ma impariamo a "leggere" le figure - ricordiamoci semplicemente che stiamo mettendo a confronto SOLO variazioni di pressione e di volume, mentre dovremo, osservando "come" avviene il ciclo, capire quando la macchina assorbe o cede calore) ancora 4 fasi.
  • Nella prima fase si applica sul fondo del cilindro un riscaldatore a temperatura T1 (alta temperatura) - il gas si espande a temperatura costante (il mio riscaldatore serve appunto  mantenere costante la temperatura durante l'espansione) ISOTERMA
  • Nella seconda fase si è tolto il riscaldatore e si è sostituito con un isolante - il gas continua ad espandersi ma (ricordate PV= nRT?) diminuisce la pressione e quindi anche la temperatura. ADIABATICA
  • Nella fase 3 si toglie l'isolante e si mette una fonte di calore (in realtà qui è una fonte "fredda", che assorbe calore) a temperatura T2 (bassa). Il gas si comprime ma la temperatura resta T2 perché il mio scambiatore termico assorbe tutto il calore in eccesso. ISOTERMA
  • Nella fase 4 il gas viene ulteriormente compresso, ma questa volta abbiamo isolato il tutto e la temperatura sale sino a T1 (quella alta di prima) ADIABATICA

 

Il lavoro compiuto dalla macchina sarà uguale, come abbiamo visto nelle lezioni precedenti, è ENERGIA, ed è uguale al CALORE assorbito dal sistema.
In questo caso sarà uguale al calore assorbito meno quello ceduto.
Siccome la massa (nR) del gas resta costante e durante le fasi 2-3 e 4-1 non ho dispersione di calore, perché il mio sistema si suppone perfettamente isolato, il calore si scambia solo nelle fasi 1-2 e 3-4.
Quindi il lavoro compiuto dalla macchina è L = Q1-Q2 e il suo rendimento η sarà L/Q1 cioè (Q1-Q2)/Q1.
E siccome la massa si mantiene, il calore assorbito o ceduto è proporzionale alla differenza di temperatura.
Se ne ricava la "regola" fondamentale che da il rendimento massimo raggiungibile in una macchina termica che sarà

 

Con T1 e T2 in Kelvin.
Si vede subito che per avere un rendimento uguale ad UNO occorrerebbe che T2 fosse zero, cioè lo zero assoluto, e questo sappiamo che è impossibile.
Ma ne ricaviamo un concetto fondamentale ed è che le macchine termodinamiche, per migliorare il loro rendimento, devono lavorare a temperature T1 le più alte possibili, e, in subordine, lavorano meglio se è bassa la temperatura di riferimento (in genere quella ambiente) T2.

Il ciclo Otto

Ora andiamo a vedere come funzionano e come si interpretano i cicli termodinamici delle macchine più comuni.
Abbiamo già visto prima il ciclo Rankine della macchina a vapore, ora vediamo il ciclo "Otto" (il nome deriva dall'ing. tedesco Nikolaus August Otto che nel 1862 costruì il primo motore a scoppio 4 tempi effettivamente funzionante) che invece descrive il funzionamento dei motori a scoppio.
Nei motori a scoppio 4 tempi riconosciamo 4 fasi (da cui appunto il nome) molto simili a quelle già viste sino ad ora:
  1. Aspirazione - si aspira dall'esterno aria e benzina vaporizzata sino a riempire il cilindro (dal punto di vista termodinamico questa fase è comune allo scarico - in realtà noi buttiamo via il gas caldo e ne prendiamo una quantità uguale fresca)
  2. Compressione - Il pistone sale e comprime la miscela di aria e benzina nella camera di combustione
  3. Combustione ed espansione - (in realtà dal punto di vista termodinamico sono due fasi) La miscela aria benzina viene fatta "accendere" da una scintilla. aumenta la temperatura del gas che si espande, spingendo il pistone (è l'unica fase di lavoro utile)
  4. Scarico - il gas pistone sale di nuovo scaricando il gas combusto (come abbiamo detto, questa fase è termodinamicamente in comune con la fase di aspirazione. Termodinamicamente lo vediamo come un raffreddamento del gas, il fatto che in realtà lo buttiamo via e ne prendiamo del nuovo è ininfluente)

 

Il ciclo turbogetto

Nel motore turbogetto l'aria viene aspirata e compressa, poi passa in una camera di combustione dove viene riscaldata , questo le fa aumentare di volume.
L'aria poi si espande passando su una turbina.
Nelle "turbine a gas" è la turbina che preleva energia dal fluido e la trasferisce ad un asse, mentre nei motori a getto è il gas stesso che uscendo ad alta velocità genera la spinta che muove il velivolo.
La turbina è comunque presente anche nei motori a getto e serve per dare energia al compressore.
Il ciclo termodinamico delle turbine e gas e dei motori turbogetto è detto ciclo di Brayton-Joule.

 

I principi della termodinamica


Per concludere questa brevissima trattazione della termodinamica riporto ora l'enunciato dei tre (+ uno) principi fondamentali della termodinamica.
Sono dei assiomi o postulati, derivati dall'esperienza e che esprimono le regole fondamentali su cui si basa tutta la teoria della fluidodinamica.
Principio ZERO - Lo abbiamo già visto quando abbiamo definito il concetto di temperatura : Se un corpo A è in equilibrio termico con un corpo B e il corpo B è in equilibrio termico con un corpo C allora anche A e C sono in equilibrio termico.Lo abbiamo già visto ed è il principio che da un senso al concetto di temperatura.

Primo principio - La variazione dell'energia interna di un sistema termodinamico chiuso è uguale alla differenza tra il calore fornito al sistema e il lavoro compiuto dal sistema sull'ambiente. E' il principio che ci da l'equivalenza tra calore ed energia, è un principio di conservazione dell'energia - Quando un corpo perde energia meccanica (ad esempio un'auto che si ferma) questa in realtà si trasforma in energia termica (i freni si scaldano).

Secondo principio - E' impossibile realizzare una macchina ciclica che abbia come unico risultato il trasferimento di calore da un corpo freddo a uno caldo oppure Non è possibile convertire in lavoro meccanico il calore prelevato da una unica sorgente.
Questo principio in pratica ci dice che non posso prelevare energia da un corpo ma solo trasferirla da un corpo che ne ha di più (più caldo) ad uno che ne ha di meno (più freddo).

Terzo principio - Il terzo principio che in pratica è una conseguenza diretta del secondo, ci dice che Non è possibile raggiungere lo ZERO ASSOLUTO. Questo perché per raffreddare un corpo sino allo zero assoluto dovrei fargli cedere calore ad un corpo più freddo (secondo il principio precedente).

 
 
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